2012_05_26 SK Pine_Sover (196 immagini)
processione votiva. L'incoronazione (11 agosto 1894) Nell'agosto 1893 il Principe Vescovo di Trento Eugenio Carlo Valussi (1886/1903), venuto in visita a Montagnaga, decise di richiedere da Roma la facoltà necessaria per incoronare solennemente l'immagine miracolosa della Madonna di Pinè.

In questo modo si sarebbe dato "un novello tributo di riconoscenza alla Vergine" per le numerose grazie e guarigioni. Tradizionalmente il Capitolo della Basilica di S. Pietro in Vaticano accorda solo a due immagini di Maria ogni anno in tutto il mondo l'onore dell' Incoronazione. La supplica del Vescovo di Trento, alla quale fu allegata anche una breve e fedele narrazione sull'origine e sull'incremento del Santuario di Pinè, fu esaudita.

Così l’11 agosto 1894 L’immagine della Madonna venne incoronata dal vescovo di Trento mons. Eugenio Carlo Valussi assieme ad altri quattro vescovi. La corona, pregiato lavoro dell’orafo trentino Giacomo Piller, contiene 4 grossi brillanti, 204 diamanti, 4 turchesi, 16 topazi, 10 ametiste, 69 almandini, 1086 perle. In quell’occasione papa Leone XIII (1878-1903) donò al santuario di Pinè un prezioso reliquiario e la chiesa si arricchì di un ottimo organo. Nelle solennità viene esposto sull’altare della Madonna il paliotto fatto eseguire nel 1894 per la festa dell’incoronazione: dei cinque quadri rappresentanti le apparizioni della Vergine alla pastorella Domenica Targa, i tre centrali (che ricordano quelle avvenute in chiesa) sono ricamati, mentre gli altri due (che rappresentano le apparizioni avvenute nel bosco) sono dipinti su seta. Un grande quadro ad olio in sacrestia riporta i ritratti dei cinque vescovi che presero parte ai cinque giorni di feste per l’incoronazione.

Apparizioni:

I molti particolari che conosciamo riguardo alle apparizioni della Vergine a Domenica Targa, sono desunti dagli atti del processo che il principe vescovo di Trento fece eseguire nel 1730, immediatamente dopo i fatti di Montagnaga. Conclusa l’indagine ecclesiastica, ampliato e consacrato il Santuario, per lungo tempo nel XIX secolo si sono perse le tracce di tali atti originali; per molti anni furono cercati negli archivi della Curia di Trento, dei decanati di Pergine e Civezzano, della parrocchia di Pinè e della curazia di Montagnaga, ma senza risultato. Finchè nel 1893, quando ormai si disperava di trovarli, un sacerdote (direttore dell'allora periodico diocesano) rinvenne i due manoscritti del 1730 nella Biblioteca comunale di Trento. Il primo (n° 388) riporta un resoconto delle apparizioni e degli eventi accaduti tra il 1729 e il 1730 facendo riferimento al processo ecclesiastico, il cui verbale è riportato integralmente nel secondo manoscritto (n° 620).

I testi riportati qui di seguito sono tratti da don Giuseppe Zanotelli, La Madonna di Caravaggio in Pinè, Trento 1897.

 

La storia:

Un certo Giacomo Moser, pio contadino di Montagnaga, al principio del secolo XVIII si era recato più volte al santuario della Madonna di Caravaggio, e da uno dei suoi viaggi aveva portato un’Immagine della Madonna che esponeva su un altare della chiesa di Montagnaga - dedicata a S. Anna - il 26 maggio di ogni anno. Il racconto delle grazie e delle feste di Caravaggio suscitava in molti il desiderio di recarsi nel celebre santuario bergamasco. Fra gli altri c’era anche una giovane di nome Domenica Targa (9 agosto 1699 - 24 ottobre 1764), nata in un paese vicino a Montagnaga chiamato Guardia. Le era però difficile ottenere il consenso dei genitori.

 

La 1ª apparizione, 14 maggio 1729:

Verso il mezzogiorno del sabato 14 maggio 1729, Domenica stava con i suoi armenti nella conca del “Palustel” (oggi detta “Comparsa”). A un tratto, tutte le bestie, come colte da terrore, si mettono a fuggire disorientate. Domenica, che stava recitando il rosario, esce in un’esclamazione: "Gesù, Maria, aiutatemi!". Appena pronunciata l’invocazione, vide davanti a se una bellissima Signora in vesti candide come la neve. “Figlia mia, che fai?” le chiese. “Recito il rolia mia, che fai?” le chiese. “Recito il rosario”, rispose Domenica. La Signora la lodò e, dopo averle fatto esprimere l’ardente desiderio di recarsi a Caravaggio, soggiunse: “Ubbidisci a me. Non andare a Caravaggio. Invece, la sera della festa dell’Ascensione, (quell’anno era il 26 maggio) recati nella chiesa di S. Anna, dove sarà esposto il quadro della Beata Vergine di Caravaggio. Tu inginocchiati sul primo gradino dell’altare: vedrai una cosa bellissima”.

“Chissà se i miei genitori mi permetteranno di andare a Montagnaga a quell’ora!” osservò la fanciulla. “Non temere, te lo permetteranno di sicuro!” soggiunse la bella Signora, e scomparve.

 

La 2ª apparizione, 26 maggio 1729:

Venne il 26 maggio 1729, festa dell’Ascensione. Senza eccessive difficoltà, Domenica poté intervenire alla funzione nella chiesa di Montagnaga. Si cantavano, quel giorno, anche le litanie dei Santi, per ottenere il dono della pioggia. All’invocazione “Omnes sancti Martyres” Domenica Targa si piego sul fianco destro, e rimase in quella posizione, come estranea a quanto succedeva intorno, finche la funzione fu finita. Quando i sacerdoti, uscendo dalla sacrestia, la richiamarono alla realtà, si lamento di essere stata tolta da una dolce visione: vedeva la Vergine SS. con il Bambino in braccio nella destra aveva il rosario e stava invitandola a manifestare la sua apparizione a tutto il popolo presente. Naturalmente, ci furono anche gli scettici: specialmente tra il clero. Ma la pia giovane, prima di tornare a casa, fu costretta da una forza interiore a proclamare, per tre volte, le meraviglie della Vergine Maria e la Sua presenza.

Intanto, pur tra vari commenti e contrasti, cominciò a svilupparsi una particolare devozione per la Vergine SS. di Caravaggio, anche sull’altare della chiesa di S. Anna. Lo zelante Giacomo Moser fece preparare dalla pittrice trentina Elena Zambaiti un nuovo e più grande quadro della apparizione della Madonna a Giovanetta Varoli. E’ la sacra Immagine che tuttora veneriamo a Montagnaga di Pinè, mentre il canonico mons. Girolamo conte Bucelleni, fece ricostruire l’altare nella forma in cui lo vediamo oggi. Tutto fu preparato con tanto zelo e rapidità, che gia 1’8 settembre dello stesso anno 1729 si poté procedere alla benedizione del nuovo altare. Era stato predisposto un rito solenne con la partecipazione del pievano di Pine.

 

La 3ª apparizione, 8 settembre 1729:

Già la gente di Montagnaga si trovava raccolta in chiesa, e si sentivano arrivare le invocazioni del popolo che veniva processionalmente da Baselga, quando la Vergine SS. apparve alla Veggente con il Bambino sulle braccia, ma questa volta ferito e sanguinante, ed era seguita dai santi Gioacchino, Anna e S. Giuseppe. La SS. Vergine stessa benedisse il quadro, e poi - dopo aver imposto a Domenica di gridare per tre volte “viene la Beatissima Vergine” - assicurò che quello sarebbe stato il luogo nel quale avrebbe accolto le preghiere dei suoi devoti. Mostrando, poi, le ferite del suo divin Bambino, spiegò che esse erano causate dai peccati, ed esorto a pregare molto per la conversione dei peccatori. Naturalmente, anche questa volta, Domenica Targa incontrò scetticismo, specialmente del pievano di Baselga.

 

La 4ª apparizione, 10 settembre 1729:

Ma la SS. Vergine, quasi a consolare Domenica, le apparve due giorni dopo per la quarta volta, nella località detta “Pralongo”, e la esortò a esporre tutto al suo confessore, don Michele Bernardi, che l’avrebbe aiutata. Difatti fu così. L’Autorità diocesana promosse un regolare processo canonico, che durò più anni, e che si concluse con l’autorizzazione a celebrare solennemente la festa dell’apparizione di Maria in Montagnaga nel giorno 26 maggio.

 

Il Processo ecclesiastico:

Con rescritto del Vicario generale capitolare della nostra diocesi, dato il 17 maggio 1730, il sacerdote Antonio Flamacino, esaminatore prosinodale ed economo della Camera vescovile, venne deputato a procedere all' esame dei fatti straordinari avvenuti nel paesello di Montagnaga. Il processo incominciò il 20 maggio 1730 nel castello del Buon Consiglio in Trento, fino al 23 dello stesso mese, e il 22 agosto dello stesso anno fu ripreso nel paese di Montagnaga, ove s'era portato a tal uopo il delegato Flamacino. In Trento, durante l'interrogatorio del 22 e 23 maggio, la buona pastora narrò per filo e per segno, la storia delle quattro apparizioni ond'era stata favorita dalla Madonna e che furono narrate fin qui in compendio dietro la scorta degli atti originali del processo: e in Montagnaga, allorché, questo venne colà ripreso, ella confermò le deposizioni fatte in Trento, senza punto contraddirsi. Se non che durante l'interrogatorio subìto in Montagnaga, la Targa poté narrare anche un 'ulteriore apparizione della Madonna avvenuta dopo la chiusura del processo di Trento (quinta apparizione), della quale si dirà subito brevemente, osservando che questo nuovo fatto meraviglioso ci venne fatto conoscere per la prima volta soltanto dagli atti originali del processo venuti in luce sul finire dell'anno 1893. La 5ª apparizione, 26 maggio 1730 La Vergine comparve un’ultima volta a Domenica Targa nella chiesa di S.Anna in Montagnaga, il 26 maggio 1730. Avvolta da una luce fulgidissima, e circondata da uno stuolo di vergini, la Madonna invocò la benedizione del Signore sopra la moltitudine dei presenti, operò alcune guarigioni, manifesto a Domenica la sua soddisfazione, e, salutandola amabilmente, s’allontanò per sempre. L’incontro successivo sarebbe avvenuto in cielo, il 24 ottobre 1764.

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