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IL MONDO DEGLI SCHüTZEN

DIE SCHüTZENWELT

  tratto da            

 "La tradizione degli Schützen nel Tirolo di lingua italiana" Erich Egg     

volume pubblicato dalla Compagnia Schützen "Major Enrico Tonelli" di Vezzano (TN)    

Grafiche Futura Mattarello (TN)                     

 

        Andreas Hofer ed il Trentino

   Da mons. Lorenzo Dalponte (compianto e amato curato territoriale degli Schützen trentini - n.d.t.), suo l'articolo pubblicato a pagina 17 del n. 42 del "Dolomiten" del 1987, riportiamo di seguito un particolare ed attento commento sui rapporti intercorsi fra Andreas Hofer ed i fratelli tirolesi italiani; una prima, attendibile voce utile per una corretta valutazione dei fatti in oggetto.
   Sin dall' inizio dell'invasione francese del 1796 Andreas Hofer si recò in Tirolo del Sud, anche nel corso delle battaglie che vi si svolsero, cui partecipò di persona. Quando l'esercito francese al comando del giovane generale Napoleone Bonaparte invase l' Italia settentrionale fu il Tirolo meridionale a soffrirne per primo: gli vennero immediatamente a mancare i rifornimenti di granaglie ed altro che gli abitanti effettuavano nella pianura padana, dalla quale erano tagliati fuori proprio dall' occupazione francese.
 Nel luglio del 1796 prese la strada del Sud da Innsbruck un grosso convoglio di cani carichi di rifornimenti di vario genere; fra i conduttori dei cavalli da tiro c'era anche Andreas Hofer, la cui presenza fu sin da allora determinante. E quando nell' agosto successivo l'invasione francese si fece imminente il passo del Tonale fu occupato da una compagnia Schützen di Merano, cui apparteneva l'allora caporale Andreas Hofer e che prese parte ai primi scontri con i francesi in quel di Molveno e poi di Terlago.
   Nella seconda invasione francese, quella del 1797, guidata dal generale Joubert, ritroviamo Andreas Hofer come capitano di una compagnia Schützen che in collaborazione con il generale Laudon prende parte alla riconquista di Bolzano. Nel 1805 lo troviamo ancora a Trento, precisamente durante la quarta invasione, quella del generale Ney.
   La popolazione accoglieva Hofer come un trionfatore ed ammirava la disciplina con cui si comportavano i suoi uomini. E giorni dopo, nella zona di Volano, Andreas Hofer riuscì ad evitare che le truppe imperiali venissero imbottigliate nella piana dell' Adige. Come in Vallagarina e poi a Brentonico dove ebbe modo di salvare le truppe regolari da situazioni molto critiche.
   Ad Hofer non mancò il riconoscimento delle sue azioni da parte del superiore comando militare austriaco; ma furono soprattutto i tirolesi a realizzare che in Hofer essi avevano trovato un comandante eccezionalmente coraggioso e capace. La guardia cittadina di Rovereto lo onorò sempre come un generale.
    Quando il generale francese Rusca, mossosi il 2 maggio da Verona, raggiunse Trento il 4, fu Andreas Hofer a dirigersi in fretta verso quel capoluogo con gli uomini della Val Passiria ed il suo arrivo fu veramente provvidenziale per i tirolesi italiani. Gli Schützen delle Valli di Non e di Fiemme accorsi con Hofer non erano teneri con i cittadini come del resto con l'esercito austriaco, per il quale avevano sempre mostrato assai poca simpatia. E poiché alcuni Schützen minacciavano di saccheggiare la città Hofer intervenne con molta decisione e con i suoi fedeli riportò ordine e calma nell' abitato.
   Andreas Hofer era ben conosciuto da tutti ma fu solo nel 1809 che fu chiamato a capeggiare l'insurrezione popolare contro i francesi. Sotto il comando supremo del generale Chasteler Hofer con le Compagnie della Passiria e di Merano si diresse rapidamente lungo la Valle dell' Adige verso Trento.
   Muovendosi sul fianco delle truppe austriache raggiunse Terlago e Cadine ed irrompendo verso valle presso il Buco di Vela ricacciò i francesi verso la città, che fu poi liberata il 23 aprile.
   Nelle funzioni di comandante operativo della difesa del confine meridionale Andreas Hofer già all'inizio del mese di aprile aveva preso contatto con il conte d'Arsio di Brez ed aveva dato disposizioni ai capitani Giacomo Stefanelli di Fondo ed Antonio Malanotti di Caldes di organizzare la difesa delle Valli di Non e di Sole.
   Egli sapeva benissimo che nelle precedenti invasioni il Tirolo italiano era quello che aveva maggiormente sofferto, soprattutto per le mostruose confische di denaro, bestiame, fieno e granaglie. Si può immaginare quanta rabbia avessero in cuore gli abitanti per questi fatti e nonostante ciò essi furono pronti a fare gli stessi sacrifici anche nell' anno 1809, compreso l'equipaggiamento di nuove compagnie Schützen naturalmente.
   All'indomani dell'armistizio di Znaim nel luglio di quell'anno e della conseguente ritirata delle autorità militari e politiche si venne a creare un vuoto di potere che ebbe effetti assai negativi per le valli del Tirolo meridionale in quanto queste poterono contare esclusivamente sulle loro risorse. Appena Hofer venne a conoscenza di ciò all'inizio di luglio si recò in Val di Non per poter valutare di persona la situazione ma anche per sostituire quei comandanti che si fossero rivelati inadatti al comando o non graditi alla popolazione. Nei giorni dal 5 al 7 luglio fece riunire a Revò i rappresentanti dei comuni delle Valli di Non e di Sole.
   Qui egli fu ricevuto come un trionfatore, gli vennero tributati tutti gli onori e fu perfino acceso un fuoco di allarme, secondo la tradizione. Spostatosi nei giorni successivi a Cles, Hofer venne accolto anche qui con il suono delle campane a festa, sparo di mortaretti e salve di fucile. Hofer proseguì poi con seicento Schützen fino al Santuario di San Romedio. Egli sapeva bene che il Tirolo italiano correva un grosso pericolo e che altrettanto grande era la sua personale responsabilità per quanto riguardava la difesa dello stesso. Di lì proseguì poi per Trento ed ancora per Levico e per la Valsugana, dove si trattenne un paio di giorni. Raggiunto dalla notizia che i francesi si preparavano ad attaccare il Passo del Tonale, vi si trasferì immediatamente.
   Fra le numerose lettere che Hofer aveva spedito da Revò una era diretta al notaio Carlo Vigilio di Pinzolo e lo nominava commissario amministrativo; un' altra attribuiva al capitano Cantonati l'incarico di comandante della difesa territoriale di tutta la Val Rendena.
   Il 4 settembre, da Bolzano, Hofer indirizzò ai tirolesi italiani un significativo proclama
.... omissis ....
"Notifico inoltre a tutti i comuni, città, borghi e villaggi nonché alle mie truppe çhe essendo accaduti molti disordini per mezzo di alcuni comandanti da per se stessi introdottisi e non autorizzati, in assenza del sotto segnato viene nominato quale comandante autorizzato del Tirolo meridionale il signor Giuseppe de Morandell di Caldaro .
. . .. ornissis ....
Si sa però che tale carica rimase praticamente in mano a quel Jakob Torggler che aveva ricevuto tale incarico dal comando militare austriaco e che di fatto Morandell non si mosse da Caldaro nemmeno una volta. Infatti quando alla fine di settembre il generale francese Peiry vinse ad Ala la resistenza degli Schützen e in un baleno raggiunse Trento e poi Lavis mostrando una durezza incredibile anche verso i prigionieri, Andreas Hofer fu costretto a sostituire Morandell con il suo aiutante di campo Josef Eisenstecken.
   E questi, in un estremo tentativo di riorganizzare la difesa e la liberazione di Trento, nonostante che fossero disponibili in Trentino non meno di ventimila uomini, commentando la situazione venutasi a creare disse con grande amarezza: "Mi dispiace di non essere intervenuto prima. Solo ora mi rendo conto che i posti di comando qui sono stati affidati a uomini incapaci."
   Dopo di allora la popolazione della Vallagarina rivide Andreas Hofer per l'ultima volta, ad Ala, ma egli non era più comandante degli Schützen tirolesi bensì un eroe prigioniero, guardato a vista dai soldati francesi lungo il cammino verso Mantova e verso la morte".
   I tirolesi italiani chiamavano affettuosamente Andreas Hofer "il barbone". E "generaI barbone" egli viene chiamato anche nella sentenza di condanna alla pena capitale redatta dai francesi il 20 febbraio 1810. Nel 1809 in Tirolo si erano mobilitati complessivamente novantamila uomini.
   A quei tempi i tirolesi italiani cantavano la "Canzonata contro Bonaparte e i Bavaresi dell' anno 1809"

Bonaparte, e bavari uniti

Il Tirol han ricevuto
con il Patto già assoluto

di non farli novità

Ma allor quando in suo poter

fu il Tirol del gran Tirano

principiò a stender mano
per volerlo soggiogar

Con promessa e giuramento

di lasciarli i suoi diritti
e privilegi, già soscritti

dagli Antichi Imperator

on Ministri e Consiglieri

Impiegati e Giacobini
san ladri e assassini
con superba man s'armò

Nel 1810 venne effettuata la spartizione del Tirolo in modo da rendere impossibile per il futuro qualsiasi concentrazione di difensori territoriali. Il Tirolo meridionale con le Valli (germanofone) dell' Adige e d'Isarco, vale a dire il territorio da Merano a Chiusa, a discrezione del grande Napoleone, vennero annessi al Regno d'Italia, in cui regnava - con inusitata moderazione - il suo figliastro Eugenio Beauharnais. Il Tirolo orientale venne inserito nelle province illiriche dell'Impero di Francia, assieme alla Slovenia, alla Carinzia superiore ed alla Dalmazia. Il resto, vale a dire Nordtirolo, Bressanone, Val Pusteria e Val Venosta rimasero alla Baviera. Napoleone aveva così punito gli insorti del 1809 ed al tempo stesso si era preso più della metà del Tirolo, del quale, grazie allo smembramento suaccennato, non rimaneva più nemmeno il nome.